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Nia    Peeples

 

 

Fame - The magic 80's", la serata di Beneficenza dedicata al pop anni 80 che si è tenuta sabato 16 settembre 2006 alla discoteca Hippopotamus di Parma, Ha avuto come ospite Nia Peeples. Ecco cosa ci racconta Stefano, l'organizzatore della sera e Christian l'ideatore e il portavoce del manifesto culturale e sociale di BAMBINI HUMUS

 

 

STEFANO:

Sono felice … ho conosciuto Nia.
Nia ha risposto in modo entusiastico all’iniziativa benefica che io, i mei amici e la ns associazione le hanno fatto chiedendole di partecipare ad una festa di beneficenza sabato 16 settembre in Parma.
La festa ricordava Gene Antony Ray…ed il tema della serata era lotta, informazione e prevenzione sul problema aids.
Conoscere Nia è stato un bellissimo sogno e quando insieme ai miei amici l’aspettavo alla Malpensa il giorno del suo arrivo ero davvero emozionato…quando è uscita dal gate ho visto subito che per lei il tempo non si era fermato.
E’ bella come quando faceva Fame. Anzi di più. Per lei il tempo non si è fermato.
Ma più i giorni passavano e più tempo passavamo insieme mi sono con facilità dimenticato di Nicole ed ho incontrato Nia…una persona dolcissima con due occhi pieni di vita e voglia di vivere.
Mi ha sorpreso. E’ di una disponibilità e dolcezza disarmante e tutti si sono affezionati a lei per l’umiltà e la disponibilità.
Il concerto è stato una bomba…
Ha canto un suo pezzo degli anni 90 Steet of Dreams ed un pezzo del serial Fame Savage Street…chi se lo ricorda? L’ha dedicato a Jesse Borrego.
Poi si è esibita in un repertorio anni 80 guidata dal gruppo musicale Italiano dei disco Inferno con il quale Nia ha avuto un bellissimo rapporto. Sembrava suonassero insieme da tantissimo tempo.
Ha cantato Hotel California, Long Train Running, We are family, alcuni pezzi dei led zeppeling, what a feeling e non poteva mancare Fame. Minuti di pura adrenalina.
La gente era impazzita. Erano presenti oltre 700 persone.
Nia ha un carisma davvero incredibile.
Ha suonato alcuni pezzi anche con suo figlio Cris un vero ragazzo prodigio.
Ragazzi ci siete mancati.
Nia ha scritto anche per i fan di Fame un piccolo saluto che ti allego a questa email…
Il giorno successivo abbiamo fatto visita ad una comunità di tossicodipendenti e Nia ha condiviso con loro l’importanza della vita ed ha fatto una testimonianza su Leroy…
E’ stato molto toccante.

 

 

L'intervista di Christian

Si è fatta sera, ma nessuno sembra accorgersene. Sarà per la pioggia battente che ha rullato i tamburi per tutto il pomeriggio. Sarà che la band si rilassa dopo aver provato i brani per il concerto. O sarà, forse, perché tutti sono voltati verso la madre e la figlia, che, in un angolo della discoteca, ballano davanti a uno specchio immaginario e si perdono l’una nella risata dell’altra. Ad ogni abbraccio gli occhi degli astanti si fanno limpidi, creando un unico cielo per una sola stella.

L’astro in questione splende da anni nel firmamento di Hollywood, sebbene, per trasparenza, sincerità e altruismo, stia al di sopra della volta celeste. Sto parlando di Nia Peeples, l’attrice/cantante/ballerina che ha infuocato gli animi e le speranze di intere generazioni interpretando l’indimenticabile personaggio di Nicole Chapman nella serie culto “Saranno famosi”. Un’artista che, dopo l’indiscusso successo del telefilm, ha preso parte a numerose produzioni televisive, tra le quali ricordiamo, per citarne solo alcune, “Il tocco di un angelo”, “Matlock”, “Ritorno a Lonesome Dove”, “Ultime dal cielo”, “Andromeda”, “Perry Mason”, “Highlander”. Ha inoltre recitato insieme ad attori del calibro di James Caan (“Marlowe”), Dan Aykroyd (“Blues Brothers 2000”) e Kirsten Dunst (“Fantasmi da prima pagina”). E, se non bastasse, ha inciso due album di successo, scrive sceneggiature, produce film e dirige cortometraggi e video musicali. Un elenco infinito di trionfi a cui ho pensato costantemente mentre guidavo verso Parma nel primo pomeriggio di sabato 16, cercando di decelerare i battiti del cuore e concentrarmi sull’intervista. Ma nulla di tutto ciò ha reso meno emozionale e più formale l’incontro con Nia Peeples, perchè quando la vedi entrare, dal vivo, nella tua vita, capisci dopo pochi minuti che stai per conoscere una persona che di Hollywood ha solo la luce, ma non l’anima. Quella, God bless her, è tersa come le acque incontaminate di un lago di montagna. D’altronde, quale altra celebrità internazionale avrebbe mai viaggiato da un continente all’altro per sostenere un’associazione benefica, dopo aver risposto personalmente all’e-mail di un commercialista parmense, perché l’ha convinta il suo buon cuore?

La storia è proprio questa. Circa un anno fa Stefano Mendogni, 35 anni, a nome della GER (Gesù è risorto) Onlus di Parma, associazione di volontariato di ispirazione cristiana che si adopera nel campo socio assistenziale con finalità di solidarietà sociale, si arma di spirito di intraprendenza e contatta il sito ufficiale di Nia Peeples nella speranza che la sua beniamina di Saranno Famosi possa partecipare ad un evento destinato a raccogliere fondi per la lotta contro l’AIDS. Chi avrebbe mai pensato che, poco tempo dopo, l’attrice in persona lo avrebbe richiamato per accettare di cantare in Italia per aiutarlo a sostenere una causa così importante? Per primo Stefano, che non solo ha potuto conoscere di persona uno dei simboli della televisione degli anni Ottanta, ma che ha potuto realizzare, grazie a lei e ad un gruppo di amici legati da scopi umanitari, un evento benefico di grande impatto sociale. Sabato 16 Settembre, infatti, la discoteca Hippopotamus di Parma ha ospitato “Fame - the magic ‘80” una festa in musica per sensibilizzare sulla prevenzione dell’HIV e dell’AIDS tra i giovani. Una notte indimenticabile che ha visto la partecipazione di una folla numerosissima di persone richiamate dalla presenza di Nia Peeples e unite per devolvere il ricavato dalla vendita dei biglietti a due importanti associazioni: la LILA - Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS e la Comunità Betania Onlus, che si prefigge di favorire il senso comunitario, cooperativistico e lavorativo degli ospiti con difficoltà sociali. La serata, presentata da un’effervescente Platinette, con la partecipazione di Gloria Bellicchi, del campione di calcio Lorenzo Minotti, e sostenuta dalle significative parole di Don Luigi Valentini, ha sublimato, in un inno di gioia, danza, musica e consonanza d’animi , il connubio fra spettacolo e beneficenza, attraverso un cammino che ha portato persone diverse fra loro a collaborare per il conseguimento di un obiettivo puramente umano. Basterà ricordare le voci dell’entusiastico pubblico che, in coro, ha cantato le più famose melodie degli anni Ottanta, interpretate con calore e trasporto da Shasha Torrisi, voce e chitarra dei Timoria, e dalla vulcanica e trascinante musica dei Disco Inferno.

E di certo, a chi ha partecipato, non basterà mai ripensare con meraviglia ed eccitazione all’energia vitale e alla forza prorompente della performance live di Nia Peeples, che con grazia, sensualità, magia, passione, ha celebrato la vita e la speranza, riproponendo alcuni brani tratti da Saranno Famosi, inclusa Fame, e un repertorio di canzoni che andava dal blues al soul fino al rock. Una voce che ha trascinato tutti quanti in un’atmosfera di compartecipazione e raccoglimento, di costante euforia e di entusiasmo. Impossibile non pensare, ad ogni ritornello, ad ogni passo di danza, a quanto questa attrice sia l’emblema dell’antidivismo e a quanto spessore umano ci possa essere in una star che non ha nulla della diva, ma che sfiora il divino. Un pensiero che mi fa tornare al pomeriggio passato con lei e la sua famiglia, composta dal marito Sam, surfista californiano, il figlio diciassettenne Christopher, chitarrista di talento che ha accompagnato sul palco la madre durante il concerto, e la piccola Sienna di sette anni. Perché Nia dalla sua famiglia non si stacca mai, è l’essenza della sua vita, la scelta primaria che la distingue dalle attrici che, pur di arrivare in cima ad Hollywood, sacrificano i propri affetti. Una madre affettuosa che per l’infanzia, per i bambini, i suoi figli in primis, farebbe di tutto. Anzi, fa. Le scelte che l’hanno portata ad agire nel sociale arrivano dalla consapevolezza di essere una donna grata alle occasioni che la vita le ha dato. Una coscienza che, insieme alla forza d’animo, le ha permesso di ispirare le persone al di là della recitazione e della musica, attraverso lodevoli progetti umanitari ai quali ha partecipato di persona.

Quando ci sediamo fuori dalla discoteca per l’intervista, la pioggia crea una colonna sonora di sottofondo che accompagna la voce di Nia. La riascolto ora, per tradurre in parole l’intensità dei messaggi che l’attrice ha condiviso con Bambini Humus.

In esclusiva, il ritratto dell’anima fulgente di Nia Peeples:

Christian Mascheroni:

Sei un’attrice, una cantante, una regista, una ballerina, in poche parole un’artista. Ma il ruolo più importante della tua vita è quello di madre. Riflettendo sul mondo che ci circonda e che circonda i tuoi figli, quali responsabilità ti assumi nel crescerli?

Nia Peeples:

Questa è una domanda importante, è una questione che mi sta davvero a cuore. I miei figli sono cresciuti con indiscutibili privilegi, che io non ho avuto, perchè io sono più agiata di quanto non lo fossero i miei genitori, anche se i valori sono rimasti identici. Ho sempre portato con me i miei figli in giro per il mondo; hanno visto diversi popoli, culture, religioni, diversi condizioni sociali. Per me, come madre, la cosa più importante da trasmettere ai miei figli è quello di rispettare se stessi e quello che sono. Ognuno di noi è unico e deve rispettare la propria individualità. Ma voglio insegnare loro che se imparano a rispettarsi e a usare le proprie capacità per ispirare gli altri, il loro cammino sarà chiaro, distinto. Utilizzare i propri doni, le proprie capacità per dare qualcosa agli altri, è quello che, per me, ti rende completo. Nel mondo in cui io vivo, in quanto persona famosa, le persone vogliono sempre darti qualcosa in più, ed è molto facile per le celebrità prendere e basta, e questa cosa mi ha sempre messo a disagio. Uno degli scopi della mia vita è di essere di ispirazione agli altri, attraverso il modo in cui io vedo la vita. Questa è la cosa per me più importante da trasmettere ai miei figli.

Christian:

E tu ispiri e hai ispirato molti fans…

Nia:

Grazie, sono contenta che tu me lo dica…perché come essere umano mi metto sempre in discussione, mi chiedo sempre dove io stia andando. A volte ti senti molto sicuro e hai le idee chiare, altre volte tutto è più confuso e cominci a chiederti il motivo delle tue azioni. Quello che voglio dire a tutte le persone che mi seguono è che, quando incomincio a pormi delle domande su ciò che sto facendo e mi chiedo se ho fatto le scelte giuste, c’è sempre un fan che mi dice: grazie, tu mi hai ispirato. E ogni volta che accade, anche se è solo una persona a dirlo, mi sento appagata.

Christian:

Oggi sei è a Parma per dare voce, con la tua splendida voce, al valore della vita e per supportare chi lotta contro l’AIDS, virus che uccide uomini, donne e bambini, indistintamente. Quando hai spiegato a tuo figlio Christopher di diciassette anni cos’è l’AIDS e quando lo spiegherai a tua figlia Sienna, quale messaggio vuoi trasmettere loro? E visto che spesso l’ignoranza sulla malattia porta la gente ad emarginare i malati, cosa fai per insegnare la tolleranza ai tuoi bambini?

Nia

Io penso che vi sia differenza fra i giudizi morali e ciò che insegno ai miei figli. Io ho due figli di età diversa: una bambina di sette anni e un maschio di diciassette; con il più grande posso affrontare certi discorsi e con la piccola è ancora presto. Ma per quanto riguarda la tolleranza io insegno loro che dobbiamo tentare di fare il meglio che possiamo…ciò che riteniamo sia giusto oggi, un domani potremmo scoprire che invece sia del tutto sbagliato. L’unica aspettativa che possiamo avere è quella di aver dato il massimo. Tutti noi ci troviamo in differenti stadi della nostra vita, differenti tappe; ciò che so ora non lo sapevo dieci anni fa…il modo in cui conduco la mia vita ora non è uguale a dieci anni fa. Dobbiamo lasciare lo stesso diritto di decidere anche gli altri. Sia nel caso che si tratti di una decisione di carattere morale o di carattere emotivo, ognuno di noi ha il proprio percorso e dobbiamo rispettarlo. Non è mio compito di dirti come vivere la tua vita. L’insegnamento della tolleranza è molto importante, perché se io non permettessi agli altri di vivere liberamente, loro farebbero la stessa cosa con me…io voglio la mia libertà, io voglio prendere le mie decisioni per la mia vita. Per questa ragione devo lasciare la stessa libertà agli altri…questo è ciò che insegno ai miei bambini.

Christian

Essere un’attrice non porta solo notorietà e fama, ma anche la possibilità di essere portavoce di ideali e di esortare il proprio pubblico a fare beneficenza. Tu in particolare stai facendo molto per le vittime dello Tsunami attraverso il Surfzone Relief Operation: ci parli della tua attività e di ciò che hai visto?

Nia

Sai Christian è strano…le persone famose hanno spesso l’occasione di venire in contatto con una raccolta fondi o un’organizzazione benefica, ma molte volte, e questo potrà sembrarti molto stupido, a Hollywood essere un portavoce è spesso indice di una scelta “politica”. Spesso le celebrità lo fanno per farsi notare, lo fanno per auto promuoversi. E questa è una di quelle cose dalle quali io mi discosto sempre. Abbiamo creato il progetto di Surfzone Relief Operation con le nostre sole forze. I miei amici e il mio fidanzato (Sam George) erano surfisti molto noti ed erano editori di una rivista di surf (Surfer). Quando lo Tsunami colpì l’Indonesia, colpì allo stesso tempo la regione che, per anni ed anni, è stata il punto di ritrovo per eccellenza di moltissimi surfisti. Perciò, quando il maremoto travolse quella zona, i fondali cambiarono fisionomia e così accadde per il moto delle onde; danneggiando in questo modo le persone che erano coinvolte nel turismo del surf. Perciò l’editore della rivista, ovvero il mio fidanzato Sam, ha mandato sul postoe suo fratello, Matt, surfista e fotoreporter, a scrivere un articolo sullo Tsunami. Matt è partito il giorno dopo il cataclisma e quando è arrivato ha incontrato un amico, comprendendo immediatamente che non avrebbe realizzato solo un reportage. Avevano visto che tutte le organizzazioni umanitarie che erano sul posto non erano in grado di fare molto; poiché erano così…mastodontiche, non riuscivano ad agire concretamente sullo specifico. Avevano spedito equipaggiamenti e aiuti da ogni angolo del mondo, ma non servivano a fornire un aiuto oggettivo. Infatti non erano in grado di raggiungere tutti coloro che necessitavano aiuti. Parte del problema è che all’interno del governo dell’Indonesia vi sono alcuni funzionari corrotti che si intascherebbero i soldi devoluti senza distribuirli a chi necessita veramente. Quando Matt e il suo amico arrivarono sul posto si sentirono impotenti di fronte dalla situazione. Anche le organizzazioni, nonostante si fossero da tempo insediate e avessero perlustrato il territorio, dicevano di aver bisogno di ulteriori esplorazioni per decidere come agire, come intervenire. Matt si chiedeva come non facessero a capire cosa stesse succedendo realmente. Perciò insieme hanno raccolto soldi e fondi dalle loro banche, hanno usato le loro carte di credito, i loro risparmi e hanno creato Surfzone Relief Operation, proprio perché loro conoscevano bene la zona in quanto surfisti; loro conoscevano benissimo le zone vicine all’epicentro del terremoto. L’Indonesia ha diciassette mila isolette oltre la costa principale. Queste piccole isole, situate al di là dell’epicentro sono abitate da piccoli villaggi di pescatori, che non possiedono il telefono, che vivono senza televisione, senza mezzi di comunicazione; villaggi che sono stati colpiti dallo tsunami, ma dei quali nessuno sapeva l’esistenza. Così i miei amici hanno noleggiato una barca di 75 piedi e l’hanno caricata di tutto quello che poteva servire. Hanno comprato degli arnesi per scavare pozzi per l’acqua potabile, e poi attrezzi, picconi, badili, le canoe per pescare; hanno portato con sé mezzi di sostentamento, capre, polli, pesce essiccato; hanno portato tutte queste cose affinché gli abitanti potessero riprendersi con le proprie forze. In totale sono state fatte tre esplorazioni, e io ho partecipato al terzo ed è stato incredibile, perché carichi tutto da solo e consegni di persona alle vittime del maremoto ciò di cui hanno bisogno. E là -dice Nia sorridendo- nessuno mi conosce, non hanno la tv! Inoltre abbiamo dovuto mandare via…i pirati perché arrivavano all’improvviso e salivano sulla barca rubando tutto. Il governo stesso dell’Indonesia può salire sulla barca e portare via le cose e tu devi cercare di scacciare le persone utilizzando il cervello. C’era una sola nave della marina americana in quell’area con la quale siamo entrato in contatto e il capitano ci ha assicurato che nel momento del bisogno sarebbe intervenuto. Quando siamo stati assaliti di nuovo dai pirati, per mettere loro paura gli abbiamo intimato la presenza della marina americana e loro si sono spaventati e hanno rubato solo una capra.

Quando siamo andati a fare questo viaggio volevamo portare con noi medici e infermieri. Siamo andati dalle organizzazioni umanitarie e dalla croce rossa, che ci hanno messo a disposizione molti dottori. Tuttavia dicevano che potevano darci una mano ma prima avrebbero dovuto chiedere i vari permessi e le autorizzazioni, aggiungendo che per le persone disperse delle isole loro non potevano fare nulla per il momento. Allora Matt è andato a Padang, in città, presso l’università, ed è entrato in una classe chiedendo se ci fosse qualcuno che volesse darci una mano. Tre donne musulmane hanno alzato la mano e l’unica cosa che potevamo vedere era la faccia e la mano alzata. Donne che non erano mai state su una barca, mai toccate da un uomo, ma ciò nonostante in queste donne c’era il cuore di un leone. Hanno partecipato alla nostra spedizione, nonostante soffrissero il mal di mare, ma insieme abbiamo portato medicinali e abbiamo costruito piccole infermerie da campo durante la notte, salvando molti bambini e persone ferite…sono state fenomenali…per fare un viaggio su queste isole non ci vogliono due ore ma due giorni, nel mare aperto…non c’è niente, fa abbastanza paura, quando il mare incomincia ad agitarsi diventa anche pericoloso, ma le persone del posto erano straordinarie…erano così forti, coraggiose- Nonostante il cataclisma le perdite di vita umane sono state relativamente contenute, perché nella loro cultura, nella loro storia, nelle loro leggende, si racconta che quando la terra trema, bisogna correre nella parte più alta dell’isola. Perciò loro, quando è arrivato lo Tsunami, sono scappati tutti verso la parte più alta dell’isola e nessuno era rimasto nei villaggi. Solo dodici persone sono morte in quelle piccole isole. Questo perché sapevano come comportarsi, grazie alla leggenda. Loro avevano bisogno di cibo, acqua, avevano bisogno di aiuti per ricostruire le loro abitazioni, ma come abitanti del villaggio, sapevano come darsi una mano a vicenda. Appena siamo arrivati invocavano il nostro aiuto, ma con il sorriso. Al nostro secondo e terzo viaggio, questi abitanti, nonostante avessero bisogno ancora di aiuti, ci dicevano di portarli prima alla gente che non ne avevano ancora ricevuti…incredibile…

Christian

Il concerto è in memoria di Gene Anthony Ray, un uomo che portava dentro di sé la trasparenza di un bambino. Pensa che nonostante le guerre, la violenza e le malattie come quellz che ha portato via Gene Anthony, ci sia posto ancora, dentro noi adulti, per l’innocenza e la trasparenza?

Nia

Questa è una domanda molto complessa, ho spesso discusso di questo argomento…riguardo al bambino che c’è in ognuno di noi. Durante la nostra vita questo bambino viene percosso più volte e può essere ferito. E’ molto importante entrare in contatto con il bambino dentro ciascuno di tutto, perché è l’essere più puro che Dio ci ha dato. E’ importante prendersi il proprio tempo per ritrovare il bambino che c’è in noi e circondarsi di persone che ci danno la possibilità di proteggerlo; così quando affrontiamo il mondo della vita reale, da adulti, e prendiamo le porte in faccia, possiamo ripararci dentro noi, in un posto in cui ci sentiamo sicuri, per sentirci protetti, e per ritornare ad essere chi siamo veramente. Per me è una cosa fondamentale…perché la vita può essere molto dura…a mio padre è stato diagnosticato il cancro ai polmoni…quindi mi sono concentrata unicamente su questa cosa, cerchi una risoluzione, ci metti tutta l’energia e ti senti triste. In questo modo facendo ci si dimentica di prendersi cura di se stessi…per me venire qua è stato importante per fare qualcosa per me stessa. Io sto ricevendo più di quanto stia dando. Quando sono arrivata qui…(sorride)…beh, prendi ad esempio Stefano (Mendogni)… è stato fantastico, lui mi contattato tramite il mio sito web, ma io raramente riesco a rispondere a tutti perché sono piena di impegni. E’ riuscito a contattare il mio manager il quale era titubante. Perciò gli ho chiesto chi fosse e cosa volesse questo Stefano e quando ho capito che era una persona di cuore gli ho scritto di persona. Gli ho scritto se poteva includermi nell’evento, che volevo partecipare perché sentivo che Stefano era una buona persona e che il progetto era un’iniziativa benefica. Ho subito compreso che (Stefano) non voleva servisrsi su di me per guadagnare qualcosa. Ho capito che non voleva monetizzare sul mio intervento; credeva invece nella bontà del suo progetto. Ho perciò deciso di recarmi in Italia, uno dei paeesi che amo più al mondo; la gente è così piena di vita e sono venuta con entusiasmo, per raccogliere fondi per una buona causa…siamo riusciti a creare insieme un evento importante…

Ringrazio Nia per essere stata così disponibile e ci avviciniamo al palco, dove lei, insieme alla band, incomincia a provare le canzoni, con la spensieratezza di chi percepisce la sintonia e l’affetto di un gruppo coeso e solidale. Ogni tanto si ferma e scherza con i musicisti. Ogni occasione è buona per ridere e stringersi in un momento di solarità.

Un ultimo ricordo della giornata.

Nia è seduta con i figli in un istante di pausa durante le prove. Stefano e il gruppo organizzativo sono in pieno fermento, tutti hanno il sorriso sulle labbra, l’atmosfera è distesa, calda. Io sono in un angolo, ad aspettare che la notte arrivi con la promessa di un evento indimenticabile. Nia mi chiede se ho fame e mi fa sedere fra lei e sua figlia Sienna. La piccola, con l’uva in mano, mi dice che vuole diventare veterinaria. Lo sguardo di Nia si accende, la mano scivola sui capelli della piccola. Ha i suoi tratti somatici, la profondità dell’espressione, lo stesso sangue filippino e latino che accentuano il fascino esotico della madre. Osservo Nia, e ripenso alla mia ultima domanda, alla sua risposta, e ho una certezza. Ci sono ancora adulti che riescono a rimanere trasparenti e innocenti come bambini e che ai propri figli trasmettono la trasparenza e l’innocenza di un amore adulto.

Nia Peeples è una di loro. Mi correggo. Tra di loro è unica.

 

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FOTOsa

   
   
   
   
 

I figli di Nia:   la piccola  Sienna  e  Christopher

 

 

 

 

 

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