Si è
fatta sera, ma nessuno sembra accorgersene. Sarà per
la pioggia battente che ha rullato i tamburi per tutto il pomeriggio.
Sarà che la band si rilassa dopo aver provato i brani
per il concerto. O sarà, forse, perché tutti sono
voltati verso la madre e la figlia, che, in un angolo della
discoteca, ballano davanti a uno specchio immaginario e si perdono
l’una nella risata dell’altra. Ad ogni abbraccio
gli occhi degli astanti si fanno limpidi, creando un unico cielo
per una sola stella.
L’astro in questione splende
da anni nel firmamento di Hollywood, sebbene, per trasparenza,
sincerità e altruismo, stia al di sopra della volta
celeste. Sto parlando di Nia Peeples, l’attrice/cantante/ballerina
che ha infuocato gli animi e le speranze di intere generazioni
interpretando l’indimenticabile personaggio di Nicole
Chapman nella serie culto “Saranno famosi”. Un’artista
che, dopo l’indiscusso successo del telefilm, ha preso
parte a numerose produzioni televisive, tra le quali ricordiamo,
per citarne solo alcune, “Il tocco di un angelo”,
“Matlock”, “Ritorno a Lonesome Dove”,
“Ultime dal cielo”, “Andromeda”, “Perry
Mason”, “Highlander”. Ha inoltre recitato
insieme ad attori del calibro di James Caan (“Marlowe”),
Dan Aykroyd (“Blues Brothers 2000”) e Kirsten
Dunst (“Fantasmi da prima pagina”). E, se non
bastasse, ha inciso due album di successo, scrive sceneggiature,
produce film e dirige cortometraggi e video musicali. Un elenco
infinito di trionfi a cui ho pensato costantemente mentre
guidavo verso Parma nel primo pomeriggio di sabato 16, cercando
di decelerare i battiti del cuore e concentrarmi sull’intervista.
Ma nulla di tutto ciò ha reso meno emozionale e più
formale l’incontro con Nia Peeples, perchè quando
la vedi entrare, dal vivo, nella tua vita, capisci dopo pochi
minuti che stai per conoscere una persona che di Hollywood
ha solo la luce, ma non l’anima. Quella, God bless her,
è tersa come le acque incontaminate di un lago di montagna.
D’altronde, quale altra celebrità internazionale
avrebbe mai viaggiato da un continente all’altro per
sostenere un’associazione benefica, dopo aver risposto
personalmente all’e-mail di un commercialista parmense,
perché l’ha convinta il suo buon cuore?
La storia è proprio questa.
Circa un anno fa Stefano Mendogni, 35 anni, a nome della GER
(Gesù è risorto) Onlus di Parma, associazione
di volontariato di ispirazione cristiana che si adopera nel
campo socio assistenziale con finalità di solidarietà
sociale, si arma di spirito di intraprendenza e contatta il
sito ufficiale di Nia Peeples nella speranza che la sua beniamina
di Saranno Famosi possa partecipare ad un evento destinato
a raccogliere fondi per la lotta contro l’AIDS. Chi
avrebbe mai pensato che, poco tempo dopo, l’attrice
in persona lo avrebbe richiamato per accettare di cantare
in Italia per aiutarlo a sostenere una causa così importante?
Per primo Stefano, che non solo ha potuto conoscere di persona
uno dei simboli della televisione degli anni Ottanta, ma che
ha potuto realizzare, grazie a lei e ad un gruppo di amici
legati da scopi umanitari, un evento benefico di grande impatto
sociale. Sabato 16 Settembre, infatti, la discoteca Hippopotamus
di Parma ha ospitato “Fame - the magic ‘80”
una festa in musica per sensibilizzare sulla prevenzione dell’HIV
e dell’AIDS tra i giovani. Una notte indimenticabile
che ha visto la partecipazione di una folla numerosissima
di persone richiamate dalla presenza di Nia Peeples e unite
per devolvere il ricavato dalla vendita dei biglietti a due
importanti associazioni: la LILA - Lega Italiana per la Lotta
contro l'AIDS e la Comunità Betania Onlus, che si prefigge
di favorire il senso comunitario, cooperativistico e lavorativo
degli ospiti con difficoltà sociali. La serata, presentata
da un’effervescente Platinette, con la partecipazione
di Gloria Bellicchi, del campione di calcio Lorenzo Minotti,
e sostenuta dalle significative parole di Don Luigi Valentini,
ha sublimato, in un inno di gioia, danza, musica e consonanza
d’animi , il connubio fra spettacolo e beneficenza,
attraverso un cammino che ha portato persone diverse fra loro
a collaborare per il conseguimento di un obiettivo puramente
umano. Basterà ricordare le voci dell’entusiastico
pubblico che, in coro, ha cantato le più famose melodie
degli anni Ottanta, interpretate con calore e trasporto da
Shasha Torrisi, voce e chitarra dei Timoria, e dalla vulcanica
e trascinante musica dei Disco Inferno.
E di certo, a chi ha partecipato, non
basterà mai ripensare con meraviglia ed eccitazione
all’energia vitale e alla forza prorompente della performance
live di Nia Peeples, che con grazia, sensualità, magia,
passione, ha celebrato la vita e la speranza, riproponendo
alcuni brani tratti da Saranno Famosi, inclusa Fame, e un
repertorio di canzoni che andava dal blues al soul fino al
rock. Una voce che ha trascinato tutti quanti in un’atmosfera
di compartecipazione e raccoglimento, di costante euforia
e di entusiasmo. Impossibile non pensare, ad ogni ritornello,
ad ogni passo di danza, a quanto questa attrice sia l’emblema
dell’antidivismo e a quanto spessore umano ci possa
essere in una star che non ha nulla della diva, ma che sfiora
il divino. Un pensiero che mi fa tornare al pomeriggio passato
con lei e la sua famiglia, composta dal marito Sam, surfista
californiano, il figlio diciassettenne Christopher, chitarrista
di talento che ha accompagnato sul palco la madre durante
il concerto, e la piccola Sienna di sette anni. Perché
Nia dalla sua famiglia non si stacca mai, è l’essenza
della sua vita, la scelta primaria che la distingue dalle
attrici che, pur di arrivare in cima ad Hollywood, sacrificano
i propri affetti. Una madre affettuosa che per l’infanzia,
per i bambini, i suoi figli in primis, farebbe di tutto. Anzi,
fa. Le scelte che l’hanno portata ad agire nel sociale
arrivano dalla consapevolezza di essere una donna grata alle
occasioni che la vita le ha dato. Una coscienza che, insieme
alla forza d’animo, le ha permesso di ispirare le persone
al di là della recitazione e della musica, attraverso
lodevoli progetti umanitari ai quali ha partecipato di persona.
Quando ci sediamo fuori dalla discoteca
per l’intervista, la pioggia crea una colonna sonora
di sottofondo che accompagna la voce di Nia. La riascolto
ora, per tradurre in parole l’intensità dei messaggi
che l’attrice ha condiviso con Bambini Humus.
In esclusiva, il ritratto dell’anima
fulgente di Nia Peeples:
Christian Mascheroni:
Sei un’attrice, una cantante,
una regista, una ballerina, in poche parole un’artista.
Ma il ruolo più importante della tua vita è
quello di madre. Riflettendo sul mondo che ci circonda e che
circonda i tuoi figli, quali responsabilità ti assumi
nel crescerli?
Nia Peeples:
Questa è una domanda importante,
è una questione che mi sta davvero a cuore. I miei
figli sono cresciuti con indiscutibili privilegi, che io non
ho avuto, perchè io sono più agiata di quanto
non lo fossero i miei genitori, anche se i valori sono rimasti
identici. Ho sempre portato con me i miei figli in giro per
il mondo; hanno visto diversi popoli, culture, religioni,
diversi condizioni sociali. Per me, come madre, la cosa più
importante da trasmettere ai miei figli è quello di
rispettare se stessi e quello che sono. Ognuno di noi è
unico e deve rispettare la propria individualità. Ma
voglio insegnare loro che se imparano a rispettarsi e a usare
le proprie capacità per ispirare gli altri, il loro
cammino sarà chiaro, distinto. Utilizzare i propri
doni, le proprie capacità per dare qualcosa agli altri,
è quello che, per me, ti rende completo. Nel mondo
in cui io vivo, in quanto persona famosa, le persone vogliono
sempre darti qualcosa in più, ed è molto facile
per le celebrità prendere e basta, e questa cosa mi
ha sempre messo a disagio. Uno degli scopi della mia vita
è di essere di ispirazione agli altri, attraverso il
modo in cui io vedo la vita. Questa è la cosa per me
più importante da trasmettere ai miei figli.
Christian:
E tu ispiri e hai ispirato molti fans…
Nia:
Grazie, sono contenta che tu me lo
dica…perché come essere umano mi metto sempre
in discussione, mi chiedo sempre dove io stia andando. A volte
ti senti molto sicuro e hai le idee chiare, altre volte tutto
è più confuso e cominci a chiederti il motivo
delle tue azioni. Quello che voglio dire a tutte le persone
che mi seguono è che, quando incomincio a pormi delle
domande su ciò che sto facendo e mi chiedo se ho fatto
le scelte giuste, c’è sempre un fan che mi dice:
grazie, tu mi hai ispirato. E ogni volta che accade, anche
se è solo una persona a dirlo, mi sento appagata.
Christian:
Oggi sei è a Parma per dare
voce, con la tua splendida voce, al valore della vita e per
supportare chi lotta contro l’AIDS, virus che uccide
uomini, donne e bambini, indistintamente. Quando hai spiegato
a tuo figlio Christopher di diciassette anni cos’è
l’AIDS e quando lo spiegherai a tua figlia Sienna, quale
messaggio vuoi trasmettere loro? E visto che spesso l’ignoranza
sulla malattia porta la gente ad emarginare i malati, cosa
fai per insegnare la tolleranza ai tuoi bambini?
Nia
Io penso che vi sia differenza fra
i giudizi morali e ciò che insegno ai miei figli. Io
ho due figli di età diversa: una bambina di sette anni
e un maschio di diciassette; con il più grande posso
affrontare certi discorsi e con la piccola è ancora
presto. Ma per quanto riguarda la tolleranza io insegno loro
che dobbiamo tentare di fare il meglio che possiamo…ciò
che riteniamo sia giusto oggi, un domani potremmo scoprire
che invece sia del tutto sbagliato. L’unica aspettativa
che possiamo avere è quella di aver dato il massimo.
Tutti noi ci troviamo in differenti stadi della nostra vita,
differenti tappe; ciò che so ora non lo sapevo dieci
anni fa…il modo in cui conduco la mia vita ora non è
uguale a dieci anni fa. Dobbiamo lasciare lo stesso diritto
di decidere anche gli altri. Sia nel caso che si tratti di
una decisione di carattere morale o di carattere emotivo,
ognuno di noi ha il proprio percorso e dobbiamo rispettarlo.
Non è mio compito di dirti come vivere la tua vita.
L’insegnamento della tolleranza è molto importante,
perché se io non permettessi agli altri di vivere liberamente,
loro farebbero la stessa cosa con me…io voglio la mia
libertà, io voglio prendere le mie decisioni per la
mia vita. Per questa ragione devo lasciare la stessa libertà
agli altri…questo è ciò che insegno ai
miei bambini.
Christian
Essere un’attrice non porta solo
notorietà e fama, ma anche la possibilità di
essere portavoce di ideali e di esortare il proprio pubblico
a fare beneficenza. Tu in particolare stai facendo molto per
le vittime dello Tsunami attraverso il Surfzone Relief Operation:
ci parli della tua attività e di ciò che hai
visto?
Nia
Sai Christian è strano…le
persone famose hanno spesso l’occasione di venire in
contatto con una raccolta fondi o un’organizzazione
benefica, ma molte volte, e questo potrà sembrarti
molto stupido, a Hollywood essere un portavoce è spesso
indice di una scelta “politica”. Spesso le celebrità
lo fanno per farsi notare, lo fanno per auto promuoversi.
E questa è una di quelle cose dalle quali io mi discosto
sempre. Abbiamo creato il progetto di Surfzone Relief Operation
con le nostre sole forze. I miei amici e il mio fidanzato
(Sam George) erano surfisti molto noti ed erano editori di
una rivista di surf (Surfer). Quando lo Tsunami colpì
l’Indonesia, colpì allo stesso tempo la regione
che, per anni ed anni, è stata il punto di ritrovo
per eccellenza di moltissimi surfisti. Perciò, quando
il maremoto travolse quella zona, i fondali cambiarono fisionomia
e così accadde per il moto delle onde; danneggiando
in questo modo le persone che erano coinvolte nel turismo
del surf. Perciò l’editore della rivista, ovvero
il mio fidanzato Sam, ha mandato sul postoe suo fratello,
Matt, surfista e fotoreporter, a scrivere un articolo sullo
Tsunami. Matt è partito il giorno dopo il cataclisma
e quando è arrivato ha incontrato un amico, comprendendo
immediatamente che non avrebbe realizzato solo un reportage.
Avevano visto che tutte le organizzazioni umanitarie che erano
sul posto non erano in grado di fare molto; poiché
erano così…mastodontiche, non riuscivano ad agire
concretamente sullo specifico. Avevano spedito equipaggiamenti
e aiuti da ogni angolo del mondo, ma non servivano a fornire
un aiuto oggettivo. Infatti non erano in grado di raggiungere
tutti coloro che necessitavano aiuti. Parte del problema è
che all’interno del governo dell’Indonesia vi
sono alcuni funzionari corrotti che si intascherebbero i soldi
devoluti senza distribuirli a chi necessita veramente. Quando
Matt e il suo amico arrivarono sul posto si sentirono impotenti
di fronte dalla situazione. Anche le organizzazioni, nonostante
si fossero da tempo insediate e avessero perlustrato il territorio,
dicevano di aver bisogno di ulteriori esplorazioni per decidere
come agire, come intervenire. Matt si chiedeva come non facessero
a capire cosa stesse succedendo realmente. Perciò insieme
hanno raccolto soldi e fondi dalle loro banche, hanno usato
le loro carte di credito, i loro risparmi e hanno creato Surfzone
Relief Operation, proprio perché loro conoscevano bene
la zona in quanto surfisti; loro conoscevano benissimo le
zone vicine all’epicentro del terremoto. L’Indonesia
ha diciassette mila isolette oltre la costa principale. Queste
piccole isole, situate al di là dell’epicentro
sono abitate da piccoli villaggi di pescatori, che non possiedono
il telefono, che vivono senza televisione, senza mezzi di
comunicazione; villaggi che sono stati colpiti dallo tsunami,
ma dei quali nessuno sapeva l’esistenza. Così
i miei amici hanno noleggiato una barca di 75 piedi e l’hanno
caricata di tutto quello che poteva servire. Hanno comprato
degli arnesi per scavare pozzi per l’acqua potabile,
e poi attrezzi, picconi, badili, le canoe per pescare; hanno
portato con sé mezzi di sostentamento, capre, polli,
pesce essiccato; hanno portato tutte queste cose affinché
gli abitanti potessero riprendersi con le proprie forze. In
totale sono state fatte tre esplorazioni, e io ho partecipato
al terzo ed è stato incredibile, perché carichi
tutto da solo e consegni di persona alle vittime del maremoto
ciò di cui hanno bisogno. E là -dice Nia sorridendo-
nessuno mi conosce, non hanno la tv! Inoltre abbiamo dovuto
mandare via…i pirati perché arrivavano all’improvviso
e salivano sulla barca rubando tutto. Il governo stesso dell’Indonesia
può salire sulla barca e portare via le cose e tu devi
cercare di scacciare le persone utilizzando il cervello. C’era
una sola nave della marina americana in quell’area con
la quale siamo entrato in contatto e il capitano ci ha assicurato
che nel momento del bisogno sarebbe intervenuto. Quando siamo
stati assaliti di nuovo dai pirati, per mettere loro paura
gli abbiamo intimato la presenza della marina americana e
loro si sono spaventati e hanno rubato solo una capra.
Quando siamo andati a fare questo viaggio
volevamo portare con noi medici e infermieri. Siamo andati
dalle organizzazioni umanitarie e dalla croce rossa, che ci
hanno messo a disposizione molti dottori. Tuttavia dicevano
che potevano darci una mano ma prima avrebbero dovuto chiedere
i vari permessi e le autorizzazioni, aggiungendo che per le
persone disperse delle isole loro non potevano fare nulla
per il momento. Allora Matt è andato a Padang, in città,
presso l’università, ed è entrato in una
classe chiedendo se ci fosse qualcuno che volesse darci una
mano. Tre donne musulmane hanno alzato la mano e l’unica
cosa che potevamo vedere era la faccia e la mano alzata. Donne
che non erano mai state su una barca, mai toccate da un uomo,
ma ciò nonostante in queste donne c’era il cuore
di un leone. Hanno partecipato alla nostra spedizione, nonostante
soffrissero il mal di mare, ma insieme abbiamo portato medicinali
e abbiamo costruito piccole infermerie da campo durante la
notte, salvando molti bambini e persone ferite…sono
state fenomenali…per fare un viaggio su queste isole
non ci vogliono due ore ma due giorni, nel mare aperto…non
c’è niente, fa abbastanza paura, quando il mare
incomincia ad agitarsi diventa anche pericoloso, ma le persone
del posto erano straordinarie…erano così forti,
coraggiose- Nonostante il cataclisma le perdite di vita umane
sono state relativamente contenute, perché nella loro
cultura, nella loro storia, nelle loro leggende, si racconta
che quando la terra trema, bisogna correre nella parte più
alta dell’isola. Perciò loro, quando è
arrivato lo Tsunami, sono scappati tutti verso la parte più
alta dell’isola e nessuno era rimasto nei villaggi.
Solo dodici persone sono morte in quelle piccole isole. Questo
perché sapevano come comportarsi, grazie alla leggenda.
Loro avevano bisogno di cibo, acqua, avevano bisogno di aiuti
per ricostruire le loro abitazioni, ma come abitanti del villaggio,
sapevano come darsi una mano a vicenda. Appena siamo arrivati
invocavano il nostro aiuto, ma con il sorriso. Al nostro secondo
e terzo viaggio, questi abitanti, nonostante avessero bisogno
ancora di aiuti, ci dicevano di portarli prima alla gente
che non ne avevano ancora ricevuti…incredibile…
Christian
Il concerto è in memoria di
Gene Anthony Ray, un uomo che portava dentro di sé
la trasparenza di un bambino. Pensa che nonostante le guerre,
la violenza e le malattie come quellz che ha portato via Gene
Anthony, ci sia posto ancora, dentro noi adulti, per l’innocenza
e la trasparenza?
Nia
Questa è una domanda molto complessa,
ho spesso discusso di questo argomento…riguardo al bambino
che c’è in ognuno di noi. Durante la nostra vita
questo bambino viene percosso più volte e può
essere ferito. E’ molto importante entrare in contatto
con il bambino dentro ciascuno di tutto, perché è
l’essere più puro che Dio ci ha dato. E’
importante prendersi il proprio tempo per ritrovare il bambino
che c’è in noi e circondarsi di persone che ci
danno la possibilità di proteggerlo; così quando
affrontiamo il mondo della vita reale, da adulti, e prendiamo
le porte in faccia, possiamo ripararci dentro noi, in un posto
in cui ci sentiamo sicuri, per sentirci protetti, e per ritornare
ad essere chi siamo veramente. Per me è una cosa fondamentale…perché
la vita può essere molto dura…a mio padre è
stato diagnosticato il cancro ai polmoni…quindi mi sono
concentrata unicamente su questa cosa, cerchi una risoluzione,
ci metti tutta l’energia e ti senti triste. In questo
modo facendo ci si dimentica di prendersi cura di se stessi…per
me venire qua è stato importante per fare qualcosa
per me stessa. Io sto ricevendo più di quanto stia
dando. Quando sono arrivata qui…(sorride)…beh,
prendi ad esempio Stefano (Mendogni)… è stato
fantastico, lui mi contattato tramite il mio sito web, ma
io raramente riesco a rispondere a tutti perché sono
piena di impegni. E’ riuscito a contattare il mio manager
il quale era titubante. Perciò gli ho chiesto chi fosse
e cosa volesse questo Stefano e quando ho capito che era una
persona di cuore gli ho scritto di persona. Gli ho scritto
se poteva includermi nell’evento, che volevo partecipare
perché sentivo che Stefano era una buona persona e
che il progetto era un’iniziativa benefica. Ho subito
compreso che (Stefano) non voleva servisrsi su di me per guadagnare
qualcosa. Ho capito che non voleva monetizzare sul mio intervento;
credeva invece nella bontà del suo progetto. Ho perciò
deciso di recarmi in Italia, uno dei paeesi che amo più
al mondo; la gente è così piena di vita e sono
venuta con entusiasmo, per raccogliere fondi per una buona
causa…siamo riusciti a creare insieme un evento importante…
Ringrazio Nia per essere stata così
disponibile e ci avviciniamo al palco, dove lei, insieme alla
band, incomincia a provare le canzoni, con la spensieratezza
di chi percepisce la sintonia e l’affetto di un gruppo
coeso e solidale. Ogni tanto si ferma e scherza con i musicisti.
Ogni occasione è buona per ridere e stringersi in un
momento di solarità.
Un ultimo ricordo della giornata.
Nia è seduta con i figli in
un istante di pausa durante le prove. Stefano e il gruppo
organizzativo sono in pieno fermento, tutti hanno il sorriso
sulle labbra, l’atmosfera è distesa, calda. Io
sono in un angolo, ad aspettare che la notte arrivi con la
promessa di un evento indimenticabile. Nia mi chiede se ho
fame e mi fa sedere fra lei e sua figlia Sienna. La piccola,
con l’uva in mano, mi dice che vuole diventare veterinaria.
Lo sguardo di Nia si accende, la mano scivola sui capelli
della piccola. Ha i suoi tratti somatici, la profondità
dell’espressione, lo stesso sangue filippino e latino
che accentuano il fascino esotico della madre. Osservo Nia,
e ripenso alla mia ultima domanda, alla sua risposta, e ho
una certezza. Ci sono ancora adulti che riescono a rimanere
trasparenti e innocenti come bambini e che ai propri figli
trasmettono la trasparenza e l’innocenza di un amore
adulto.
Nia Peeples è una di loro. Mi
correggo. Tra di loro è unica.